Ho modo di conoscere la signora Patrizia solo il giorno dell'atto di compravendita. Ci parliamo per alcuni minuti, nell'attesa di essere convocati dal notaio per la firma. Le prime chiacchiere sono di circostanza: entrambi sondiamo un po' il terreno, ma credo che subito ci facciamo reciprocamente una buona impressione. Si capisce bene che per lei è un dispiacere vendere la sua casa, si vede che sono parte di lei ricordi ed emozioni legati ad essa. Mi racconta che lo fa per evitare che vada in rovina, non potendola più usare, e perché vorrebbe vederla di nuovo vivere. E mi racconta qualche briciola di storia: di come è stata costruita da suo papà, nella seconda metà degli anni cinquanta. Se l'è costruita da solo, con olio di gomito e sudore, trasportando con una slitta tutti i sassi giù dalla montagna, dopo averli scelti con cura, uno per uno. E sottolinea con orgoglio come nel costruirla il padre avesse inserito nei muri "la chiave della ca...