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Vento


Ogni tanto, in questa stagione un po' triste, mi piace rileggere le prime cose che scrivevo qui. Mi stupisco per quanta fosse la felicità in quei mesi: la si legge in ogni riga di quelle pagine. 
Questi ultimi tempi sono un po' diversi. E così le cose si complicano. Ma d'altronde non si può vivere in una fiaba. 

Cosa serve per essere felice?  
Mi son fatto una domanda facile facile oggi, in auto mentre salivo a Casali. Giusto una corsa di un paio d'ore, per controllare che tutto fosse a posto. 

La cosa bella è che posso avere tutti i problemi di questo mondo, ma quando arrivo  in cima alla mia salita, e parcheggio la macchinina nel suo angolino, cambia tutto: e arrivano anche le risposte.  
Basta vedere un comignolo che fuma, in mezzo ad un paese avvolto dal silenzio, il cane Chicco che abbaia, e sopra a tutto il vento a farti compagnia, con il suo frusciare tra i rami spogli... Basta questo? Basta, si! 
E realizzare che i cattivi pensieri son rimasti giù in pianura. 

Certo, lo ammetto, forse anche sapere che finché sono qui  certi insopportabili cugini non mi daranno noia aiuta parecchio ;) 

Il vento qui mi incoraggia, mi fa sentire leggero e libero. Sembra che racconti di ogni ramo, di ogni albero che ha sfiorato prima di arrivare alle mie orecchie... 

Non capisco perché, solo qui lo sento così. Anche a casa in pianura il vento soffia, anche la ci sono alberi con rami spogli... Ma la non dice niente.  
Qui invece, come arrivo e apro la portiera dell'auto, sento subito che tutto è diverso. Una musica. 

E cosi finalmente capisco Davide Van De Sfroos. Ecco cosa aveva in mente quando ha scritto il testo della sua canzone, una tra le mie preferite: 

E scùlta el veent che pìca la pòrta  
 cun in cràpa una nìgula e in bràsc una sporta  
 el diis che g'ha deent un bel regàal  
 me sa che l'è el sòlito tempuraal....  
 E scùlta i spiriti e scùlta i fulètt  
 che ranpèghen söel müür e sòlten föe di cassètt  
 g'hann söe i vestii de quand sèri penènn  
 i ne vànn e i ne vègnen cun't el büceer del vènn...  

 E la candela la sta mai ferma  
 e la se möev cumè la memoria  
 anca el ràgn söe la balaüstra  
 ricàma el quadru de la sua storia  
 la ragnatela di mè pensèe  
 la ciàpa tütt quèll che rüva scià  
 ma tanti voolt la g'ha troppi böcc  
 e l'è tüta de rammendà....  

 La finestra la sbàtt i all,  
 ma la sà che po' mea na' via  
 e i stèll g'hann la facia lüstra  
 cumè i öcc de la nustalgìa  
 in questa stanza senza nissöen,  
 vàrdi luntàn e se vedi in facia  
 in questa stanza de un òltru teemp,  
 i mè fantasmi i làssen la traccia... 

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