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di ricordi e cipolle

Una bella cosa di Facebook sono i ricordi, che ogni tanto ci propone. Oramai praticamente si ricorda più cose lui di me, che io stesso, ma tant’è.

Oggi per esempio mi ha ricordato come esattamente quattro anni fa iniziava il mio piccolissimo giardino. Una foto di inizio giornata con il baule della Jole pieno zeppo di piante fino a scoppiare, e una foto di fine giornata con il primo murettino sistemato e le pianticelle piantate davanti a casa. L’inizio di ogni cosa.




So che sono monotematico ultimamente, ma così è. Forse perché questo mini giardino è la migliore delle terapie. Forse perché è la stagione in cui da il meglio di sé, tutto bello verde e turgido. Ho iniziato a macinare un confronto: oggi contro allora.




Non tanto nell’aspetto, che va da sé è assai migliorato, pure restando uguale. Ma perché nel frattempo ho capito un bel po’ di cose.

Ripenso al primo anno e alle irrigazioni di soccorso per fare attecchire il tutto. Per giunta coincidente con la siccità peggiore degli ultimi anni. E mi rivedo ad affrontare per la prima volta nella vita il tema della scarsità d’acqua: come un disperato ogni fine settimana di luglio e agosto, eccomi a riempire il baule di secchi d’acqua a Cremona, per portare su un minimo di sollievo. Fa molto ridere ripensarci ora. Ma menomale che è solo un ricordo! Forse allora non avrei potuto fare diversamente, però che bello adesso: oramai tutto si arrangia da solo, accontentandosi di quel che il meteo offre.

Son contento perché praticamente tutte le prime piantine sono ancora vive e in forma. Anzi oramai si moltiplicano fino a riempire ogni angolino possibile. Alla fine si vede che le scelte sono state azzeccate. 

Il lockdown del 2020 ha fatto pulizia di qualche pianta meno resistente, ma frutto delle varie aggiunte successive. È stato in quell’occasione che ho capito: era arrivato il momento di lasciare il giardino al suo destino: se son sopravvissute per quattro mesi senza di me, potevano continuare a farlo anche dopo…. 

Basta irrigazioni, lezione imparata.

Pensare di vedere il giardino verde e rigoglioso ad agosto è una battaglia persa. Persa per la penuria d'acqua, e persa perché si possono lasciare un pochino avvizzire, non succede niente. È la stagione così, è normale in appennino ed è giusto accettarlo. Soprattutto lo si fa con la consapevolezza che tanto la primavera successiva tutto ripartirà più bello che mai.

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E si, ho toccato con mano che ha proprio ragione Mancuso quando dice che le piantine comperate in vivaio sono come degli uccellini allevati in gabbia: nel loro contesto protetto e sicuro stanno benone, ma come apri la porticina della gabbia e li liberi nel mondo, è la fine. O meglio, per l’uccellino è la fine. Le piante invece, essendo molto più evolute di noi animali, con un po' di assistenza riescono ad uscirne: basta aiutarle appena appena a sopravvivere fintanto che imparano a procurarsi da sole acqua e nutrienti. Solo che hanno i loro tempi, che vanno assecondati. Poi è fatta!

Di Stefano Mancuso sono un grande ammiratore. È uno scienziato botanico, ricercatore di neurobiologia vegetale. Si, NEUROBIOLOGIA vegetale. Abile divulgatore, periodicamente pubblica piccoli saggi per aggiornare sulle ultime ricerche internazionali sul tema (Verde brillante, ad esempio). Ci insegna quanto il mondo vegetale sia un mondo perfetto e affascinante, pur non mancando di sottolineare quanto sia incompreso ai più.

Quanto sottovalutiamo le piante. Non ci rendiamo conto di quanto l’evoluzione sia stata generosa con loro. Vivono qui da molto più tempo di noi, saranno qui quando noi non ci saremo più. Hanno adottato strategie di sopravvivenza talmente efficienti da fare invidia alla migliore delle nostre creazioni artificiali.

I vegetali sono talmente diversi da noi, che il nostro inconscio le considera poco più dei sassi. Ma perché non le capiamo. Eppure alcuni di questi aspetti li aveva già affrontati Darwin nel 1880 (con il saggio The Power of Movement in Plants, che a quanto pare non merita neanche una riga di spiegazione su Wikipedia, nemmeno nella versione inglese!). Il fatto che dopo 140 anni ancora non siano concetti assodati nell’opinione pubblica resta abbastanza sconfortante. Hai voglia a cercare di spiegare che sono in grado di prendere decisioni, anche se è comunemente accettato dire che le radici “sentono” l’acqua. A malapena conosciamo il loro funzionamento biologico, ma guai a dire che comunicano tra loro. 

È più forte di noi.


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Da alcuni giorni non riesco a smettere di pensare alle cipolle. Che detta così fa un po' ridere. Mi è tornata in mente la poesia di Wisława Szymborska, scoperta alcuni anni fa. Sono andato a ricercarla: 

La cipolla è un’altra cosa. 

Interiora non ne ha. 

Completamente cipolla 

Fino alla cipollità. 

Cipolluta di fuori, 

cipollosa fino al cuore, 

potrebbe guardarsi dentro 

senza provare timore. 


 In noi ignoto e selve 

di pelle appena coperti, 

interni d’inferno, 

violenta anatomia, 

ma nella cipolla – cipolla, 

non visceri ritorti. 

Lei più e più volte nuda, 

fin nel fondo e così via. 


 Coerente è la cipolla, 

riuscita è la cipolla. 

Nell’una ecco sta l’altra, 

nella maggiore la minore, 

nella seguente la successiva, 

cioè la terza e la quarta. 

Una centripeta fuga. 

Un’eco in coro composta. 


 La cipolla, d’accordo: 

il più bel ventre del mondo. 

A propria lode di aureole 

da sé si avvolge in tondo. 

 In noi – grasso, nervi, vene, 

muchi e secrezione. 

E a noi resta negata 

l’idiozia della perfezione


Non so quanto la poetessa conoscesse la biologia vegetale. Forse non negli intimi dettagli. Eppur mi sembra che le sue parole la sintetizzino perfettamente. Per combinazione direi che la cosa calza a pennello con le riflessioni di stamane.

Viva le cipolle!


Commenti

  1. Ecco, ora andrò a cercare "Verde brillante" ed altro di questo Stefano Mancuso e probabilmente finirà che lo aggiungerò ai desideri di lettura, desideri a cui però non riesco proprio a star dietro. Non mi bastava Elena come tentatrice di libri! 🤣 Non ti incolpo anche della Szymborska solo perché me l'ha già nominata una persona speciale conosciuta l'autunno scorso durante un periodo particolare.

    Sono una lettrice tartaruga, vi odioooooo! No, vi adoro. 😄

    RispondiElimina
  2. Ultimamente faccio fatica a trovare tempo per leggere, cara Anna, ma il proposito per la ripresa dopo l'estate è di impormi di trovare un po' di tempo per farlo, perché mi manca sempre di più. E Mancuso lo adoro: magari non è un premio Pulitzer, ma sono davvero sempre affascinato da quel che scrive, per cui te lo consiglio proprio! E menomale che non tutte le colpe sono mie :-D

    RispondiElimina

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