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memorie . numero sessanta

In una giornata che voleva essere di relax e si è rivelata inconcludente, ho riordinato alcuni cassetti a Cremona. E mi sono capitate in mano alcune lettere.

In un secondo mi sono caduti sulle spalle tutti i miei quarant’anni. Delle lettere!

Indirizzate a me, risalenti alla metà degli anni ’90: trent’anni fa. 

Su carta per posta aerea. Ma poi, qualcuno se la ricorda ancora la carta per posta aerea? Io proprio non ne avevo più memoria.   

In ogni busta bordata di un tratteggio a righe blu, alcuni fogli di carta leggerissima, quasi velina. Perché si pagava a peso, e si risparmiava a più non posso. Ricordate? Mi sembra di essere un boomer che rievoca i tempi di gioventù. Ma d’altronde se penso a cosa è cambiato nel frattempo, l’immagine non è troppo distante dalla realtà.

Però che piacere ho provato nel prenderle in mano. E come mi sono stupito della narrazione: cosa si faceva durante la giornata, cosa aspettava finito di scrivere, cosa s’era appena fatto, il riepilogo dei fatti salienti dei giorni prima, la scrittura interrotta e ripresa magari alcune volte, sempre annotandolo con dovizia di particolari, come se fosse importante. Quanto è distante dalla comunicazione contemporanea, dove tutti sanno tutto di te in tempo reale attraverso i social, i gruppi WA, le storie.

Per coincidenza questo accade pochi giorni dopo aver avuto modo di leggere una corrispondenza epistolare tra i miei nonni quando erano ancora ragazzi, nei primi decenni del ‘900: di un garbo e di una delicatezza unici. Pensieri e cose d'altri tempi, eppure anche la mia generazione le ha vissute. Ma dimenticate così alla svelta.


Una volta di più torna la riflessione: ci stiamo lasciando dietro il vuoto! Cosa resterà di noi, oggi quarantenni? Una lettera può essere riscovata in un cassetto, dimenticata per trent’anni. Ma il nostro digitale?

Per fortuna noi anzianotti abbiamo i blog. Almeno un pensiero qui ha qualche possibilità in più di restare, di essere riletto un giorno. E quanto è importante l’appuntamento fisso, alla fine dell’anno, con la cernita delle foto sul cellulare che meritano di essere stampate!

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Ho passato una estate a lamentarmi (più tra me e me che altro) di alcuni vicini incuranti che lasciano in abbandono le loro case e terreni circostanti, su cui crescono con un vigore esagerato rovi, sterpaglie e la sfacciata vitalba, che sta rapidamente coprendo tutto.

Poi qualche settimana fa è arrivato all’improvviso il momento della consapevolezza: oddio, ma anche io sono uno di loro!

Perché è vero che questo anno l'aspetto generale del nuovo terreno è migliorato, dopo la prima pulizia generale e la ricrescita tenuta a bada. Restavano però due zone ancora totalmente abbandonate, perché marginali e più difficilmente accessibili, nella parte più bassa vicino ai fienili. Nessuna differenza tra queste e le case dei vicini. Ahimè anche io ero quindi responsabile del disordine generale, senza averne piena consapevolezza!

E così arrivo all’ "evento" nello scorso fine settimana: il problema è stato finalmente attaccato su due fronti.

Il fronte sud, più impegnativo, per opera dell’instancabile e arzillo vicino, per liberare il suo fienile dai miei rami e guiderse che gli arrivavano sul tetto.


Io e mio fratello invece, abbiamo tagliato rovi, liane di guidersa e altri arbusti che crescevano sul lato nord, contro la bella e abbandonata casa più in basso, vicino alla chiesa.


E nel procedere con le operazioni, ecco una sorpresa: pian piano salta fuori quel che resta di un vecchio forno: non mio, ma costruito proprio sul confine con il mio terreno, ai piedi di una delle scarpate. Era talmente ricoperto dalla vegetazione che non si vedeva neanche standoci ad un palmo di naso. Abito lì da 5 anni oramai, e non mi ero mai accorto nemmeno che esistesse. Mi sembra una cosa incredibile a pensarci.



Certo non posso fare molto più di una bella pulita sul mio lato, da tenere ordinato nel prossimo futuro, ma mi sembra un piccolo passo per una cosa che certamente destinata all'oblio, è invece ora tornata alla vista, per quanto sia solo un rudere precario.

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Ho trovato i due eventi curiosamente legati tra loro, in questo senso generale di conservazione della memoria. E ho ripensato ad una cosa che una cara amica ripete di tanto in tanto: lei non abita la sua bella casa antica, ma si sente la sua custode. Il suo compito è preservarla per le generazioni che verranno.

Devo imparare anche io, mi sembra sia proprio quel che serve.

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