Passa ai contenuti principali

#andràtuttobene

Ovvero diario della crisi Coronavirus, parte uno di enne.

Ovvero per ricordarmi un domani quel che sta succedendo oggi.



Il 20 febbraio 2020 viene individuato il primo paziente positivo al nuovo corona-virus SARScoV-2, a Codogno. La mattina del giorno successivo, sabato 21, ci svegliamo con la notizia del primo caso a Cremona, una ragazza giovane. 

E così ha inizio in Italia l'epidemia di COVID19, che aveva già ucciso migliaia di persone in Cina, in particolare a Wuhan.

Quasi ci mettiamo a fare le valige per scappare in montagna. 
Poi ci fermiamo a ragionare e a fare due conti: da quanto tempo circola? Capiamo che potremmo perfino essere già infetti! Iniziamo quindi a prepararci a passare un periodo di isolamento al Boscone, ben prima che diventi obbligatorio per legge. 

Con la consapevolezza che chissà per quanto tempo non riuscirò a salire a Casali e prendermi cura della casetta e del piccolo e amato giardino. Pace amen. Improvvisamente tante cose che sembravano importanti, le nuove piantine che avevo acquistato a Serravalle da piantare vicino a casa, le idee e i progetti... tutto perde di valore in un soffio. 
Non conta più nulla, l'unico obiettivo è cercare di preservare la salute dei familiari che più di altri potrebbero accusare un duro colpo dalla malattia.

Ci torna in mente un commento del nostro medico di famiglia visto la settimana prima, che diceva: non capisco cosa succede quest'anno, questa influenza peggiora e non passa. 


Subito la prima spesa al supermercato, perché si capisce che sarà una cosa grossa. Al supermercato, dove vado in orario morto proprio per incontrare meno persone, vedo per la prima volta gli scaffali vuoti: è scattato l'accaparramento.

Ma non potevamo ancora riuscire ad immaginare quanto grossa sarebbe stata. Nessuno in Italia poteva immaginare cosa sarebbe stato di qui a poche settimane nelle provincie di Cremona, Bergamo, Brescia, Lodi e Piacenza.

Vengono istituite subito alcune zone rosse: tutti bloccati in casa, tutte le attività chiuse meno la filiera alimentare. Vietato entrare ed uscire, con blocchi delle forze dell'ordine agli ingressi di 11 comuni del lodigiano e un comune del padovano.

Sin dal 23 e per più di una settimana i sindaci di Cremona e di alcuni paesi della bergamasca chiedono di bloccare tutto, di allargare la zona rossa. Purtroppo tutti gli appelli non vengono ascoltati. Chi è lontano da qui non capisce la situazione. È comprensibile: anche noi che ci viviamo e vediamo direttamente quello che sta succedendo fatichiamo a renderci davvero conto dello tsunami che ci sta investendo. Tsunami: così lo ha chiamato il Direttore Sanitario dell'Ospedale Maggiore di Cremona. 
È comprensibile, ma non per questo meno grave. 

Ed è così che l'epidemia dilaga.

Quanti morti hanno sulla coscienza i governanti che non sono riusciti a capire la portata di quello che stava accadendo, senza avere il coraggio di prendere le decisioni che servivano? 

Scopro che una nostra collega, che per tanti anni ha collaborato con lo studio, è a casa, con febbre alta, positiva al nuovo corona-virus. Passeranno settimane prima che la febbre scenda. Non è ancora guarita. Ma almeno lei se l'è cavata, a casa. 

Gli ospedali iniziano ad essere sommersi da casi di polmonite grave.

Purtroppo in questa situazione iniziale di incertezza il mio socio di studio non capisce subito la mia necessità di lavorare da casa per tutelare i miei familiari. È una di quelle persone che riteneva l'allarmismo eccessivo, come se fossimo tutti preda di una isteria collettiva. Vero che eravamo in ballo con una consegna, ma come si può mettere il lavoro davanti alla salute in un momento simile?! Il 3 marzo, mentre ero tornato un paio di giorni in ufficio per cercare di appianare la cosa, un suo discorso mi ha illuminato sulla decisione da prendere. È una questione di priorità, diceva, bisogna ragionare e se arriva il momento di fare scelte, bisogna valutare cosa scegliere e cosa sacrificare. La sua scelta è stata il lavoro. La mia no. Da li le nostre strade si son divise.

Il 4 marzo vengono chiuse tutte le scuole d'Italia, l'8 marzo viene istituita una quarantena in Lombardia e altre 14 provincie, con limitazioni alle attività di bar ristoranti, divieti di assembramenti e cerimonie, vietando tutti gli spostamenti non strettamente necessari, senza però chiudere le attività produttive.

Dal governatore della Lombardia, sostenuto da tutti i sindaci dei capoluoghi, arriva a Roma un appello pressante, affinché vengano prese misure molto più stingenti: si chiede di chiudere tutto, tutto, come fatto nel lodigiano, perché arrivano i primi riscontri sull'efficacia del provvedimento. Evidentemente non viene capita la sproporzione e la diversità del contagio tra Lombardia e resto d'Italia, e non vengono adottate misure specifiche per le zone più colpite. La sera del 9 marzo le stesse regole del decreto dell'8 vengono estese a tutto il territorio della nazione, aggiungendo la chiusura di tutte le attività commerciali non essenziali, ma non delle attività produttive.

In verità moltissime aziende, quelle che possono e che hanno buonsenso, chiudono spontaneamente, per garantire la sicurezza dei propri lavoratori. Ma non tutte. Anche molti cantieri edili chiudono, già solo per le difficoltà di approvvigionamento dei materiali. Restano attive per legge le aziende che producono beni di prima necessità.

E resta un po' sullo sfondo questo sentiment latente: che lontano da qui non si capisca appieno il dramma che stiamo vivendo.

È sempre più evidente, mano a mano che la situazione si aggrava. Ma mi sento di capire, chi poteva immaginare un mese fa cosa poteva succedere... Era così lontano quel che accadeva in Cina, chi mai poteva pensare che poteva ripetersi proprio qui, a Codogno, a Casalpusterlengo... A Cremona.

Capire si, ma non giustificare! Qui ce ne siamo resi conto subito perché ce lo siamo sentito addosso, sulla pelle. 

Si moltiplicano ovunque gli appelli a non uscire, a stare a casa, e ad adottare comportamenti responsabili, sia in TV che con gli altoparlanti per le strade. 

Iniziano anche alcuni flash-mob: Facebook si riempie di filmati di persone che cantano l'Inno di Mameli, o le canzoni della tradizione italiana, oppure che suonano gli strumenti più vari sui propri balconi di casa. 

La situazione all'Ospedale Maggiore di Cremona è davvero seria. Da 24 giorni oramai in prima linea: il primo ad essere travolto dai pazienti trasferiti qui dalla iniziale zona rossa. Oramai trasformato interamente, con quasi tutti i reparti riconvertiti in pneumologia: al 15 marzo 600 ricoverati con polmonite da COVID19, con letti di terapia intensiva ricavati in ogni angolo possibile, anche nelle sale operatorie e nei corridoi. Solo i reparti di oncologia e ginecologia restano aperti alle attività ordinarie. Capita alcune volte che addirittura il pronto soccorso debba essere chiuso perché l'ospedale non è in grado di ospitare ulteriori malati. E ogni giorno ne vengono trasferiti a decine in altri ospedali della Lombardia, per liberare letti che vengono subito nuovamente occupati.

Fin da subito è stata sospesa tutta l'attività programmata di interventi e visite, tutti gli ambulatori sono stati chiusi e medici ed infermieri dirottati nei reparti per assistere i malati. Il personale è sotto enorme stress, con turni pesantissimi e difficili da sostenere, bardati oltre l'immaginabile per difendersi dall'infezione. Nonostante questo tanti purtroppo si infettano.

La foto di una infermiera di Cremona, crollata dopo un turno estenuante, fa il giro del paese e diventa il simbolo della lotta quotidiana che gli operatori stanno combattendo in corsia.

E poi ci sono i problemi di ordinaria amministrazione: se ti rompi una gamba, o ti viene un infarto? Per la gestione ordinaria sono individuate altre strutture, dedicate, pochissime in tutta la regione: per noi a Brescia o Mantova a seconda delle patologie. 

Durante il giorno e alla sera, circolano per le strade della città e dei paesi le auto della polizia locale e della protezione civile, annunciando con il megafono il divieto di allontanarsi da casa, e le norme da seguire durante la clausura.

Ieri ho visto un filmato: riprendeva una fila interminabile di bare disposte in una chiesa di Bergamo, in attesa della sepoltura. Perché in tempi di COVID 19 tutte le funzioni religiose sono sospese, comprese i funerali. Le persone muoiono negli ospedali, con il solo conforto del personale sanitario. I parenti non si possono nemmeno avvicinare, essendo a casa in quarantena per essere venuti in contatto con una persona infetta.

Neanche i funerali sono ammessi. Solo una benedizione alla bara prima dell'inumazione o della cremazione. Ma i servizi cimiteriali non riescono a tenere il passo: addirittura i feretri vengono trasferiti in altre regioni che mettono a disposizione gli impianti di cremazione.

È una mattanza. Intere famiglie distrutte.

------

Come sono i giorni di quarantena al Boscone? 

I giorni di quarantena si susseguono, uno dopo l'altro sempre uguali, sospesi... 
Sospesi nell'angoscia, aspettando che succeda quel che deve succedere. I miei genitori non sono più giovani, il papà è cardiopatico, diabetico, ha la bronchite cronica: cosa succede se si ammala? Nessuno in casa ne parla, ma sappiamo tutti la risposta a questa domanda.
E con un tuffo al cuore ad ogni colpo di tosse. Da diventare matti. 

Mai come tante altre persone che conosco, che da un giorno all'altro si sono trovati la famiglia decimata.

Poi c'è il suono delle ambulanze in lontananza. Un suono basso di sfondo, che arriva dalla città, verso l'ospedale maggiore. Un suono continuo, giorno e notte, straziante. 

Per due settimane accompagnato dal passaggio continuo degli elicotteri dell'elisoccorso: pur abitando fuori città, non sono lontano dall'ospedale e casa mia è sulla rotta di atterraggio. Dal 10 marzo hanno smesso. Pensavamo fosse una buona notizia. No. È che per portare via i malati e liberare posti in ospedale hanno iniziato ad usare gli elicotteri militari, che però devono atterrare all'aeroporto del Migliaro. 

Poi c'è rito quotidiano di andare in edicola a prendere il giornale... Non tanto per le notizie, che arrivano in abbondanza da social e TV, quanto per sfogliare le pagine dei necrologi: quante persone! E si fanno passare piano, per vedere se c'è qualcuno che si conosce... Perché troppo spesso è così.

Poi c'è il cambio di senso di una frase che oramai era diventata una cosa quasi meccanica: "comestai? Tuttobene" si diceva prima del 20 febbraio, in automatico, senza pensarci e senza che effettivamente la risposta potesse essere vera o meno. Cosa che tanto non interessava più di tanto l'interlocutore, peraltro. Era diventata solo una formalità di rito. 
Ora no, ci si saluta e si chiede davvero, con interesse, come si sta, si ascoltano le notizie e si è vicini nelle difficoltà. Con tutti, anche con persone che non ci si sentiva da anni, su Facebook. 

Poi magari esci un attimo per ordinare il giardino, nel momento più bello dell'anno, con la primavera che sboccia ovunque ed un susseguirsi di giornate con meteo splendido. Poi pensi: e se mi punge un'ape e vado in shock anafilattico? Ora che arrivo in pronto soccorso a Brescia faccio in tempo a restarci secco! Meglio starsene davvero chiusi in casa! 

Facebook un giorno ha pubblicato una foto dei ricordi: un tramonto scattato due anni fa da casa, con i tetti innevati e una nuvola bassa davanti alle montagne.... dannato anche lui a mettercisi, ma si, torneranno anche giorni così!! 

Fin da subito ho iniziato a fare un file in excell in cui indico giorno per giorno le poche persone con cui entriamo in contatto, o quelle poche volte in cui vado all'Esselunga per fare la spesa. Con tutte le formule del caso, il foglio di calcolo mi dice quando finalmente sono trascorsi i 15 giorni di quarantena e posso dare per assodato di non essere stato contagiato in quella tale occasione.

Il 7 marzo in particolare vado a fare la spesa all'Esselunga. Controllo su google maps l'orario con minore affollamento medio, per cercare di ridurre i contatti. Purtroppo evidentemente non sono stato l'unico a fare il medesimo pensiero. Non c'era ancora il blocco totale, e non erano ancora passati alcuni concetti base, tra cui la distanza di sicurezza e il droplet. E ancora pochi usavano le mascherine. Io pure ero tra quelli che non l'avevano... sempre in una attesa, ancora vana, di riceverne una confezione ordinata su Amazon.
Beh sono rientrato a casa sconvolto, buttando i vestiti in lavatrice e buttandomi io nella vasca da bagno. Bisogna provare per capire l'impressione di essere circondato da così tante persone, con l'idea che alcune di loro possano essere malate, anche senza saperlo. Poi la difficoltà di mantenere una distanza di sicurezza che ogni secondo viene meno: ad ogni scaffale, ad ogni prodotto messo nel carrello. Garantisco che può fare andare fuori di testa anche una persona sana di mente. Ci ho messo quattro ore a tornare pienamente lucido. Anche se poi era solo paranoia...

Il 13 marzo un altro momento di panico: mi alzo alla mattina facendo fatica a respirare. Cerco di convincermi che si è solo risvegliata l'asma, sopita da vent'anni... Forse è così, la cosa prosegue, ma è gestibile... Niente febbre, anzi temperatura sempre sotto i 36, cosa stranamente caratteristica di tutta la famiglia. Continuo ad incrociare le dita!!

------
Cosa è cambiato in questi giorni? Quanto l'epidemia ci sta cambiando? 

Beh, intanto dopo più di 10 anni mi sono sbarbato, per tenere il viso più pulito... e son tornato a rivedere il mio doppio mento. 

A parte gli scherzi: quanto diamo per scontato! Quante cose diamo per scontate!! 

Credo che il discorso sia generalizzato: una riscoperta del senso dello stare qui, del valore delle relazioni umane, dell'importanza della solidarietà, dell'importanza di uno stato centrale che gestisce i servizi primari, di cosa significa avere una assistenza sanitaria garantita per tutti e gratuita... 

Per me è cambiato tanto! Uscire da una routine e guardarla da fuori mi ha aiutato a capire quanto è assurda la mia vita lavorativa. 
Ho deciso, vorrei essere "diversamente povero" : lavorare in modo meno pressante, riducendo le spese d'ufficio per mantenere lo stesso tenore di vita, e migliorando la qualità della vita e delle relazioni umane. È la mia Giraffexit. Ho deciso di prepararmi a lasciare lo studio che ho contribuito a costruire, con la prospettiva di trasferirmi definitivamente a casa mia, in quel Casali che mi ha adottato, imparando a mettere a frutto le possibilità che la tecnologia oggi ci mette a disposizione, per favorire il lavoro a distanza. 
Si, l'epidemia ha iniziato a cambiare la mia vita. Il tempo dirà se in meglio, ma sono convinto di si. 

Questo però tenendo presente che si resta sempre sospesi nell'attesa.... nel proseguire la quarantena, nello sperare egoisticamente che la malattia sia lieve sulle persone care, con la speranza di poterne uscire con la famiglia, ancora tutti insieme come ora.

Ma la realtà, in fondo, è che nessuno oggi può dire cosa sarà domani, come sarà il dopo... Ancora non sappiamo nemmeno quando sarà il dopo! 

Per ora possiamo dire che Morfasso resta una isola felice: nonostante la vicinanza con i focolai, ancora nessun contagiato presente sul territorio comunale: se non è questo un buon motivo per sceglierlo come luogo dove immaginare un futuro!!

Intanto non resta che pensare come quei bambini che appendono tanti arcobaleni sui balconi... #andràtuttobene 





Commenti

Post popolari in questo blog

anemoni speciali

Spolverando la stanza inutile, mi si è letteralmente accesa una lampadina sopra la testa, e mi sono accorto che non ho lasciato traccia qui di una di quelle cose piccole piccole, ma grandi per il loro valore. Sarà merito delle pastiglie di omega3? Provo a rimediare. Le persone normali la chiamerebbero soggiorno, ma essendo che il 100% del mio tempo libero è passato a sfacchinare in giardino, non la uso proprio mai. Però in una vetrinetta, ben riparata, ho collocato un delizioso piccolo quadretto. O meglio, un "legnetto". È stato dipinto nel 2015 da Anna Bernasconi, artista e blogger appassionata, che puoi leggere  qui  (con le sue creazioni), o  qui  (con le sue "quasi cartoline"). Anna aveva raccontato   qui   della creazione di questo dipinto. Si intitola "luci che sbocciano", e raffigura alcuni anemoni giapponesi fioriti, che spiccano sullo sfondo di un muro in mattoni antichi. Per dipingerlo Anna si era ispirata a una foto che avevo postato su Inst...

Il Passo del Pellizzone

Dopo due anni a Casali, per la terza volta domenica sono arrivato al passo del Pellizzone (1029 metri slm, come recita il cartello). Quasi uno scandalo non andarci più spesso, è proprio a due passi dal paese. La prima volta ci son andato per necessità: una domenica ho avuto un problema con l'auto che mi aveva messo una grande ansia. Per fortuna di poco conto e subito risolto dalle abili mani di Pinuccio, Meccanico al Pellizzone, che così ho avuto modo di conoscere meglio all'opera nella sua officina, nonostante il giorno festivo. La seconda volta invece ci son passato a piedi, mentre salivo in cima al Carameto, partendo da casa. Passeggiata di cui ho raccontato qui . Le scorse volte mi erano rimaste impresse alcune cose: il paesaggio inaspettato, giustamente tipico di un passo in cima al crinale, al capo della valle; due begli edifici antichi, forse in origine poste per i cavalli: uno dei quali oggi ancora ospita un bar dove il tempo sembra essersi ferm...

decennale

Il ventisei settembre di dieci anni fa, mettevo per la prima volta piede ai Casali di Morfasso, per dare una occhiata ad una casetta vista per caso su un annuncio online. Non ero mai stato da queste parti prima di allora.... Mai sentito nominare Morfasso prima di allora.  Quel giorno avevo scattato questa foto ricordo dal balconcino. Quel che è successo poi è stata tutta colpa di questo panorama. Chi mai avrebbe pensato allora a come sarebbe proseguita questa storia. Alcune cose in dieci anni sono cambiate: il ciliegio è cresciuto, il tetto davanti è crollato, non facciamo più fotografie in orizzontale ... 🤷🏻 Ma  pensando alle cose belle: dieci anni di fine settimana passati a pulire, tagliare, potare, rastrellare, spalare, piantare, bagnare, scavare, riparare, accatastare, sbuffare, ma sopra a tutto: spostare sassi... E non ho ancora finito. 😅 Senza dimenticare il sequel: quel terreno accanto a casa che fino a cinque anni fa era così. Un sasso per volta, con calma e pazien...

recuperando arretrati

Mi siedo ostinato al pc, con l’idea di lasciare una traccia qui dopo mesi di silenzio. Doveva essere il post di fine 2025… siamo quasi alla fine di gennaio. Tutto in ritardo di un mese, oramai è il mio standard medio per ogni cosa, accidenti.  Sono giorni molto confusi a livello internazionale. Quando mi sveglio la mattina ho quasi paura ad aprire il notiziario. Mi domando: stanotte sarà scoppiata una nuova guerra? Una altra regola del diritto internazionale sarà stata calpestata? Il tenore delle notizie che ci arrivano ha raggiunto livelli di imprevedibilità che solo due anni fa sarebbero stati totalmente inconcepibili. Con quel che succede in Venezuela, la Groenlandia improvvisamente al centro dei notiziari di tutto il mondo, tre anni di guerra in Ucraina, due anni di guerra in Terrasanta. A volte mi domando se non sia il caso di smettere di leggerne, e chiudermi definitivamente ai Casali, dove invece delle bizze di Trump, si parla della poiana che volteggia in cielo, o del lupo ...

Il bar Casali

Devo confessare una cosa: non riesco ancora ad abituarmi a Casali. Anche se da qualche settimana ho iniziato a dormire qui a casa, niente è ancora entrato nella routine. Non riesco ancora ad essere indifferente al carillon del campanile come sveglia al mattino: è così piacevole :-) Come non riesco ad abituarmi al panorama verso la valle, diverso in ogni momento. Insomma, sono felice perché c'è ancora tanto entusiasmo per le piccole cose quotidiane, e spero che possa durare ancora a lungo. E poi si sta così bene qui a Casali, con questo bel venticello fresco! Tolta qualche chiacchiera, i momenti più spensierati però li trascorro al bar della Monica, a Pianazzo di Casali, lungo la provinciale che da Bore arriva al Passo del Pellizzone per poi ridiscendere fino a Bardi. È proprio un punto di riferimento per la zona, anche se io lo frequento solo per mangiare qualcosa a pranzo. Se appena posso salgo volentieri a piedi dal paese. Quindici minuti di salit...

sentirsi a casa

Mai come durante questo agosto mi sono sentito così a casa qui. Sentirsi a casa forse significa sentirsi parte di una routine, con il caffè d'orzo dalla Monica, la spesa a Bore, qualche esperimento in cucina, la passeggiata di primo pomeriggio, leggere un libro guardando il tramonto in giardino, le luci che si accendono con il sopraggiungere del buio…  Ma sopra a tutto: il filòs alla sera. Quello davvero sopra a tutto. Uscire dalla porta alla sera dopocena, scendere in strada accanto al campanile della chiesa, e stare li, in compagnia, tra chiacchiere semplici e sincere. Ci si ritrova tutti: prima quelli delle case più vicine, e poi mano a mano si aggiunge chi arriva dopo una breve passeggiata, e di tanto in tanto qualcuno che passa con la macchina e volentieri si ferma a fare quattro chiacchere.  Tutti li: le donne sedute lungo il muro su un lato della strada, quello più riparato dall'arietta fresca della sera, gli uomini in fila anche loro, sull...

Il monte Carameto

In un attimo di tranquillità mi son ritagliato qualche momento per raccogliere le idee e scrivere di un'altra bella passeggiata fatta nelle scorse settimane. La guida dei sentieri la chiama "L'anello di Casali" e consente di salire dal paese fino alla vetta del monte Carameto ( 1318 metri ) e ritorno. La partenza anche stavolta è direttamente dalla porta di casa. O meglio, per i precisi, dalla bacheca accanto alla canonica di Casali. Si inizia verso sud, percorrendo la strada asfaltata che con andamento pianeggiante attraversa un vasto versante tutto coltivato a campi di fumento e prati ben tenuti e ordinati. Attraversata la provinciale che va da Morfasso al Pellizzone ecco che si inizia la vera escursione, lungo uno sterrato che arrampica verso il passo, più diretto della strada. Era questa l’antica via che conduceva al passo, e lo si capisce da alcuni indizi sparsi qua e la: qualche muretto a secco, un accenno di sistemazione del fondo. Un tempo dovev...

sulla felicità

Che strano questo inverno. Una stagione a metà.  Con l’inversione termica e l’anticiclone a farla da padrone: per intere settimane a Casali si è goduto di un clima quasi primaverile, con giornate calde e cieli sereni. Davvero una meraviglia!  Invece di freddo, pioggia e neve, solo cieli talmente limpidi e azzurri da perdercisi dentro. Ci costerà cara questa stagione: lo ripenseremo questa estate, quando non sarà rimasta neanche una goccia di acqua. Ne ho approfittato anche io, per passare qualche fine settimana qui, seppur un po’ baraccato, con la casa inutilmente chiusa per l’inverno, per fare qualche lavoretto in giardino e proseguire il riordino generale, della zona bassa dei fienili.  Ho fatto il conto dei giorni trascorsi qui lo scorso anno: 87, di cui 25 quasi consecutivi tra luglio e agosto. Ecco, si, così va bene. Purtroppo negli ultimi mesi c’è stato un tracollo drastico. Segno delle cose che iniziavano a non funzionare del tutto. --- Non mi nascondo: sto attrave...

domande senza risposta

Sto passando un po' di tempo a Casali finalmente. A giugno quasi metà mese trascorso qua. È tutta un'altra cosa così, mi sembra per la prima volta di godere la piena potenzialità della casetta, anche se passo la giornata al lavoro davanti ad un pc.  Ma alzare gli occhi alla finestra e vedere la valle davanti a me, rende tutto migliore. E questa pace mi porta a fare alcune riflessioni, stimolate anche dalle chiacchiere di compagnia in piazzetta. Perché sono sempre stato ottimista sul futuro del paese. Ma quest'anno no. Quante persone sono mancate a Casali ! Dall'inizio dell'anno Lorenzo, Sergio, Antonio, Giuseppe, Giovanna, Pietro, Luigi, Aldo. Su un paese che conta(va) ufficialmente 66 residenti non è una questione indifferente. E dopo un 2020 che non è stato proprio da meno. Ciascuna di queste persone lascia un grande vuoto nella comunità. Alcune lasciano anche una casa vuota. Si sente dire che qualcuno non intende tornare durante le ferie, perché oramai non c'...

da un anno all'altro

È successa una cosa inaspettata. Negli ultimi giorni più di una persona mi ha fatto notare che è da un po' di tempo che non scrivo qui. Mi è sembrata una coincidenza talmente strana, che forse merita una risposta. In effetti è dall'inizio di dicembre, sono passati più di tre mesi. In cui sono stato poco a Casali, ma è sempre più del nulla che mi si prospetta davanti ora. Di cose da annotare su un diario ce ne sono un po', per cui eccomi a porre rimedio. Devo impormi di farlo più spesso però, perché altrimenti poi mi ritrovo dei papiri come questo, che sembra non finire mai. Lettore avvisato. È sabato 13 marzo, e ho appena finito di riordinare le tante bustine di semi, dopo le prime semine della stagione, rigorosamente in luna nuova. Mi metto al PC, apro YouTube con una canzone di  Jonsi , e via. È un periodo di anniversari... È da poco passato un anno dal primo caso di Covid19 a Cremona, un anno da quando ho cambiato modo di lavorare, un anno dall'inizio del primo lockd...