Passa ai contenuti principali

sulla felicità

Che strano questo inverno. Una stagione a metà. 

Con l’inversione termica e l’anticiclone a farla da padrone: per intere settimane a Casali si è goduto di un clima quasi primaverile, con giornate calde e cieli sereni. Davvero una meraviglia! 


Invece di freddo, pioggia e neve, solo cieli talmente limpidi e azzurri da perdercisi dentro.

Ci costerà cara questa stagione: lo ripenseremo questa estate, quando non sarà rimasta neanche una goccia di acqua.

Ne ho approfittato anche io, per passare qualche fine settimana qui, seppur un po’ baraccato, con la casa inutilmente chiusa per l’inverno, per fare qualche lavoretto in giardino e proseguire il riordino generale, della zona bassa dei fienili. 



Ho fatto il conto dei giorni trascorsi qui lo scorso anno: 87, di cui 25 quasi consecutivi tra luglio e agosto. Ecco, si, così va bene. Purtroppo negli ultimi mesi c’è stato un tracollo drastico. Segno delle cose che iniziavano a non funzionare del tutto.

---

Non mi nascondo: sto attraversando un periodo davvero difficile. 

Da alcuni mesi, e non ne sono ancora uscito. La cosa più triste è che non c’è un vero motivo reale per stare male: se mi guardo intorno mi accorgo che va tutto bene. Anzi dovrei ritenermi una persona molto fortunata, per come le cose mi vanno fin troppo bene. E allora cosa non va? 

Non ho vergogna di ammettere la difficoltà. E non mi vergogno di aver cercato aiuto, quando mi sono reso conto che le cose stavano prendendo una brutta piega.

La pandemia che procede imperterrita, le mie insicurezze sul lavoro sempre troppo abbondante, la rarefazione dei contatti con gli amici per il timore di portare a casa il virus …. Tante cose insieme che non funzionano. Il problema è la quotidianità, il lavoro di tutti i giorni sopra a tutto. E pensare che il mio lavoro in sé mi piace così tanto! 

So di essere in buona compagnia in questo periodo di difficoltà. Leggo di tante persone un po’ esaurite. Forse lo siamo un po’ tutti. Ma non è di conforto il mal comune. Passerà anche questa maledetta pandemia con la sua variante Omicron. Qualcuno dice che potremmo essere ad un punto di svolta, commentando i dati statistici di questi giorni, ora che abbiamo fatto tutti tre dosi di vaccino. Ma quante volte lo abbiamo sentito dire in questi due anni? Abbastanza da essere sufficientemente disillusi.

---

Da tanto tempo vorrei scrivere qui una nota sulla ricerca della felicità. Sono consapevole che la cosa rischi di diventare una sbrodolata retorica e incompetente, ma come altre volte ho bisogno di lasciare una bandierina, su questo diario, di questi lunghi mesi strani.

Rileggo i primi post di questo blog, e una volta di più me ne convinco: credevo proprio di averla trovata qui a Casali, la felicità. E in fondo è ancora così! Quando sono qui, e non penso al lavoro, sono davvero ancora sereno. In barba alla dottoressa che mi sta seguendo, secondo cui “L’isola felice non esiste”. La prima cosa che ho pensato tra me e me invece è stata “si capisce proprio che non è mai stata a Casali”. Pensato anche con una certa aria di sufficienza. 

In più sono ignorante, e non so nulla di filosofia, per poter scrivere di una cosa del genere. Un rammarico. Però bisogna pur iniziare da qualche parte, così ho cercato una definizione. L’enciclopedia Treccani inizia così la sua trattazione: 

felicità Stato d’animo di chi è sereno, non turbato da dolori o preoccupazioni e gode di questo suo stato.

Ho trovato illuminante una implicazione in questa definizione: non è una questione oggettiva, non è sufficiente che si verifichino alcune condizioni esterne perché si manifesti. C’è una implicazione soggettiva: “e gode di questo suo stato”. Cioè oltre al verificarsi delle situazioni al contorno, serve che una persona si metta nella giusta prospettiva per poterne apprezzare gli effetti.

Dunque ecco, forse è qui il problema! Perché altrimenti rischia di diventare solo una ossessione, questa ricerca di un modo per essere felici ad ogni costo. Soprattutto se si manca di capire di cosa andare in cerca! E se la ricerca va fatta fuori o dentro di sé. Basta questo per sciogliere l’inghippo? Non so. Gli alti e bassi fanno parte del nostro stare qui. Quando i bassi diventano così fondi le cose si complicano, però bisogna pur provare a fare qualcosa.

Non riuscendo a cambiare un granché di questo periodo, ho provato a buttarmi un po’ nelle piccole cose, come preparare il giardino alla primavera, o riempire più utilmente il tempo libero.

---

Ho trovato buffo come il festival di Sanremo di quest’anno mi abbia aiutato un pochino. Canzoni che riascolto volentieri, anche ora mentre scrivo. Porterò in futuro il ricordo di queste canzoni, ne sono convinto: mi faranno ripensare a questi mesi strani. 

Tanti sentimenti, tanto buonumore e leggerezza, tante emozioni. E anche il ri-scoprire quanto la musica sia una parte così importante del nostro essere animali sociali.

Ripenso ad esempio al dietro le quinte di Tananai, che festeggia come un matto il suo ultimo posto in classifica, ben più di chi ha vinto per davvero. Che inviddia riuscire a prendere la vita con tutta quella leggerezza. E che lezione!

Ho anche riaperto twitter dopo anni: mi ha accompagnato nelle serate con grasse risate tra meme e battute. Tipo reservoirdogs85 che dice: “Se a Michele Bravi chiedi che ora è, ti risponde che è il tempo di ritrovare se stessi nella propria individualità e spiritualità ma anche nella relazione con l’altro”. 

“Tu insegnami come si fa, ad imparare la felicità”, dice Michele nella sua canzone del festival. E per caso ho sentito una intervista della zia Mara che gli chiede: “Cosa è per te la felicità?” E lui: “la felicità è un muscolo che va allenato quotidianamente con quattro esercizi: l’ascolto, la comprensione, la condivisione e l’umanità.”

Li per li mi è scivolata addosso. Dopo alcuni giorni mi è tornato in mente questo passaggio, prepotente.

Eccolo il nodo. Al di là delle incertezze, delle insicurezze, dei problemi di lavoro: il problema è continuare ad accentrare i pensieri su sé stessi. Pensare agli altri è la cura.

---

La felicità è reale soltanto se condivisa.

È la prima citazione che ho scritto su questo blog, sei anni fa. 

Forse c’è bisogno di una bella rinfrescata. Sto ancora pensando bene a come fare, ma quest'anno la voglio mettere anche in giardino. Per tenerla sempre bene a mente.




Commenti

  1. Che vita dura deve avere la dottoressa se non ha mai scoperto un’isola felice... 😜
    Potrei essere d’accordo se dicesse che rifugiarsi sull'isola non basta, che lì bisogna prendere il seme della felicità e farlo crescere dentro di noi per portarlo dietro ovunque, che è un po' come hai detto anche tu; che sia possibile farlo lo dimostrano alcune persone che se pur portatrici di problemi enormi ricordo come persone tra le più sorridenti che abbia incontrato; e così dimostriamo anche quanto sia giusto e bello condividere la felicità: chi la condivide la insegna agli altri. Almeno a quelli che hanno voglia di impararla. 😉

    Saluti filosofeggianti, senza aver studiato filosofia ovviamente (se non per qualche mese ma giuro che non ricordo nulla)! 😂

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie Anna, è sempre un piacere leggere i tuoi pensieri, perché quando ci si confronta in modo così costruttivo la positività cresce esponenzialmente! Un abbraccio :-)

      Elimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

giugno

È arrivato quel periodo dell'anno: la villeggiatura. In questi giorni finisce il felice letargo: si iniziano a ri-aprire alcune case, chiuse da dieci mesi, e  un  po' più persone riempiono il paese.  Alle finestre di casa mia, ora aperte, inizia ad arrivare il vociare di chi si incontra davanti alla chiesa, per strada, mentre passeggia ozioso, o il rumore delle auto termiche. Perché anche il traffico aumenta, e diluisce i familiari rumori delle  jeep più improbabili, o di qualche trattore  che passa in strada in bassa stagione. Durerà un paio di mesi, poi tutto si spegnerà di nuovo. Però meglio godere di un po' di compagnia ora che c'è, piuttosto che lamentarsi della solitudine quando non c'è nessuno. Aspetto volentieri che riapra ufficialmente la piazzetta, per il filoss della sera. Fino a ieri con le panchine ancora impacchettate per l'inverno. Ma fa ancora troppo freddo per stare fuori la sera, anche con una felpa. Con questo clima strano, e il vento forte ch...

sentirsi a casa

Mai come durante questo agosto mi sono sentito così a casa qui. Sentirsi a casa forse significa sentirsi parte di una routine, con il caffè d'orzo dalla Monica, la spesa a Bore, qualche esperimento in cucina, la passeggiata di primo pomeriggio, leggere un libro guardando il tramonto in giardino, le luci che si accendono con il sopraggiungere del buio…  Ma sopra a tutto: il filòs alla sera. Quello davvero sopra a tutto. Uscire dalla porta alla sera dopocena, scendere in strada accanto al campanile della chiesa, e stare li, in compagnia, tra chiacchiere semplici e sincere. Ci si ritrova tutti: prima quelli delle case più vicine, e poi mano a mano si aggiunge chi arriva dopo una breve passeggiata, e di tanto in tanto qualcuno che passa con la macchina e volentieri si ferma a fare quattro chiacchere.  Tutti li: le donne sedute lungo il muro su un lato della strada, quello più riparato dall'arietta fresca della sera, gli uomini in fila anche loro, sull...

decennale

Il ventisei settembre di dieci anni fa, mettevo per la prima volta piede ai Casali di Morfasso, per dare una occhiata ad una casetta vista per caso su un annuncio online. Non ero mai stato da queste parti prima di allora.... Mai sentito nominare Morfasso prima di allora.  Quel giorno avevo scattato questa foto ricordo dal balconcino. Quel che è successo poi è stata tutta colpa di questo panorama. Chi mai avrebbe pensato allora a come sarebbe proseguita questa storia. Alcune cose in dieci anni sono cambiate: il ciliegio è cresciuto, il tetto davanti è crollato, non facciamo più fotografie in orizzontale ... 🤷🏻 Ma  pensando alle cose belle: dieci anni di fine settimana passati a pulire, tagliare, potare, rastrellare, spalare, piantare, bagnare, scavare, riparare, accatastare, sbuffare, ma sopra a tutto: spostare sassi... E non ho ancora finito. 😅 Senza dimenticare il sequel: quel terreno accanto a casa che fino a cinque anni fa era così. Un sasso per volta, con calma e pazien...

Il Passo del Pellizzone

Dopo due anni a Casali, per la terza volta domenica sono arrivato al passo del Pellizzone (1029 metri slm, come recita il cartello). Quasi uno scandalo non andarci più spesso, è proprio a due passi dal paese. La prima volta ci son andato per necessità: una domenica ho avuto un problema con l'auto che mi aveva messo una grande ansia. Per fortuna di poco conto e subito risolto dalle abili mani di Pinuccio, Meccanico al Pellizzone, che così ho avuto modo di conoscere meglio all'opera nella sua officina, nonostante il giorno festivo. La seconda volta invece ci son passato a piedi, mentre salivo in cima al Carameto, partendo da casa. Passeggiata di cui ho raccontato qui . Le scorse volte mi erano rimaste impresse alcune cose: il paesaggio inaspettato, giustamente tipico di un passo in cima al crinale, al capo della valle; due begli edifici antichi, forse in origine poste per i cavalli: uno dei quali oggi ancora ospita un bar dove il tempo sembra essersi ferm...

Il bar Casali

Devo confessare una cosa: non riesco ancora ad abituarmi a Casali. Anche se da qualche settimana ho iniziato a dormire qui a casa, niente è ancora entrato nella routine. Non riesco ancora ad essere indifferente al carillon del campanile come sveglia al mattino: è così piacevole :-) Come non riesco ad abituarmi al panorama verso la valle, diverso in ogni momento. Insomma, sono felice perché c'è ancora tanto entusiasmo per le piccole cose quotidiane, e spero che possa durare ancora a lungo. E poi si sta così bene qui a Casali, con questo bel venticello fresco! Tolta qualche chiacchiera, i momenti più spensierati però li trascorro al bar della Monica, a Pianazzo di Casali, lungo la provinciale che da Bore arriva al Passo del Pellizzone per poi ridiscendere fino a Bardi. È proprio un punto di riferimento per la zona, anche se io lo frequento solo per mangiare qualcosa a pranzo. Se appena posso salgo volentieri a piedi dal paese. Quindici minuti di salit...

agosto sul monte Carameto

Avevo queste righe parcheggiate con le quattro frecce nelle bozze dal 18 agosto scorso: forse è arrivata l’ora di pubblicarle.  In una perfetta giornata autunnale, di nebbia dicembrina; perfetta per ricordare il piacere della frescura estiva di questi monti tanto amati, e di una bella passeggiata di questa estate, girovagando sul monte Carameto. E dunque, partiamo. Preso da pigrizia, mi porto un pochino avanti con la macchina, parcheggiata al Passo del Pellizzone.  Con l’idea di avviarmi subito verso la vetta del monte Carameto. Invece mi cade l’occhio su una bacheca che presenta un nuovo sentiero: l’Anello A5. Quell’altro però, non l’A5 di Morfasso, ma l’A5 dei Sentieri di Bore, “Anello del Carameto”: Novità di quest’anno. E sia! Cambiata idea, mi incammino per il nuovo itinerario. E fin da subito vengo colto da profondo sconforto: partito con l'obiettivo di salire presto in vetta, mi ritrovo desolatamente a percorrere il primo tratto in forte discesa. Sembra non finire mai. ...

stipe al tramonto

Lungo silenzio qui. Non riesco a scrivere in questo periodo. Sto tenendo qualche appunto delle cose che mi succedono. Il giorno che tornerà l’ispirazione dovrò scrivere un papiro per coprire questi cinque mesi di vuoto…  Sarà colpa della nuova scritta che campeggia sul muro dello studio, davanti al mio scrittoio: mi ricorda ogni giorno di “non dire mai quello che pensi”.  Al momento è un ottimo tip per la sopravvivenza spiccia delle piccole cose. Però ci tengo a lasciare traccia di una bella cosa che è capitata nei giorni scorsi, che per me vale molto. Nonostante il giardino sia più rinsecchito che mai, una amica ha fatto alcune bellissime foto della bordura del frutteto. In particolare la Stipa Gigantea e la Stipa Ichu, che danno il loro meglio al tramonto, in controluce. Ho il permesso di caricarle qui, e volentieri lo faccio, con i suoi crediti. Grazie! L’autrice è Silvia Brozzi.   Il profilo Instagram è silviab_photo  .

anche il cielo piange

È martedì otto ottobre.  Piove forte sopra ai Casali.  Anche il cielo piange. Piange Lorenzo,  che a ventitré anni lascia questi monti. A cosa servono questi alberi verdi, a cosa serve il canto di un uccello, a cosa serve il sorgere del sole, a cosa serve una notte stellata? Che scopo ha tutto ciò? No, non esiste uno scopo. Per questo la vita è così.  OSHO , I misteri della vita

di questi tempi...

E niente, succede che il 5 maggio salgo a Casali per fare un giretto. Domenica piovosa e uggiosa, un po' freddina, considerando che dovremmo essere in primavera avanzata… Mi ostino a indossare una maglietta a maniche corte, come da tradizione, anche se sembra quasi fuori luogo. Ma appena passata Pedina, con sorpresa mi trovo davanti un maggiociondolo in fiore tutto imbiancato! Perché, come lo zucchero a velo in cima a una torta paradiso, la valle appena sopra  questa quota, è tutta ricoperta di neve! Beh lo spettacolo è notevole. Anche se resto un po' disorientato dall'abbinamento dei verdi accesi delle foglie appena spuntate, con i 5 cm di neve che ricopre i rami… una vista davvero inaspettata! Ma poveri alberi, così chini sotto al peso trattenuto dalle foglie… e pensare che come un sollievo, si erano appena lasciati alle spalle un altro inverno terribile, con un secondo gelicidio, e poi la tempesta di vento, e poi la primavera siccitosa…  … e poi? Qual...

per funghi

L’otto settembre scorso è successo qualcosa. Per quanto un piccolo fatto, merita un angolino qui, tra i ricordi condivisi: per la prima volta nella mia storia recente sono andato a funghi. Mi rendo conto che detta così la cosa è molto ridicola, e ai limiti del verosimile, ma è proprio la realtà: da quando sono qui, sei anni, non sono mai andato a funghi! Magari un po’ perché sentivo sempre dire che di funghi non ne crescevano più da queste parti (mai capito se era così davvero o se piuttosto una chiacchiera da fungaiolo scaltro). Comunque quest'anno le cose hanno preso una piega un po’ diversa: una cacciata memorabile, come non se ne vedevano da anni, con funghi che crescevano ovunque, anche a fianco delle strade e nei giardini!  E così, visto che a quanto pare ce ne erano davvero per tutti, succede che un vicino di casa quel giorno mi chiama, dalla strada, e mi chiede: vuoi venire a funghi con noi? Meraviglia e gratitudine… E: pronti, via! Confesso di aver fatto i primi passi un p...