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però è rimasto qualcosina

Per una volta posso iniziare un post qui sprizzando positività!

Di solito sono mezzo depresso. Stavolta invece sono positivo! Al Covid, s’intende…. Non facciamoci troppe illusioni.

Vero è che passare la quarantena quassù al fresco, invece di rosolare a fuoco lento nella bassa, ha i suoi vantaggi.

Sono in isolamento, ma non sono solo. Ripenso quasi commosso alla grandissima solidarietà che mi ha circondato in questi giorni, sia con supporto morale che concreto, per i bisogni di ogni giorno. Una volta di più ho capito l’importanza dell’essere parte di una comunità, e una volta di più sono estremamente felice di esserne diventato una piccolissima parte!!

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Questo si inserisce in mezzo a grandi novità. C’è gran fermento quassù sulla Costa. Sono iniziati alcuni lavori ai fienili del frutteto (o meglio, del terreno che aspira ad esserlo).

Ahimè iniziati dalla parte peggiore, ma più urgente: il secondo fienile, o cascina come si dice qui, quello con struttura oramai troppo ammalorata e compromessa. La situazione stava peggiorando a vista d’occhio, e c’era il pericolo che crollasse da un momento all’altro.

Prima però abbiamo portato fuori un  aratro, due erpici e un letto di ferro. Cosa che ha portato un vicino a commentare: “ma questa cascina è come una grotta del tesoro, era vuota eppur continuano ad uscire cose”

Dopo un primo momento critico: il sopralluogo in cui si doveva decidere il da farsi, ed il verdetto. “Unica cosa da fare: chiamare uno scavatore, buttare giù tutto e coprire con un camion di terra”. Mi son sentito mancare la terra sotto ai piedi. Era il destino a cui sarebbe andato incontro se non fosse arrivato a me.

Invece ho avuto la fortuna di avere accanto una persona che oltre ad avermi inquadrato subito, ha capito bene di cosa c’era bisogno qui, per me e per il posto. 

Così abbiamo provato a fare qualcosa di diverso. Certo, il fienile ora non c’è più, è vero. Ma non si poteva fare diversamente per come era malconcia la copertura, in parte crollata da anni, e per come erano ridotti i muri, con grandi crepe e spanciamenti.

La soluzione finale, ancora work in progress, è stata quella di abbassare le murature ad una quota di sicurezza, lasciandole perfettamente integre solo al livello del piano terreno, con relative porte e finestre.


Non appena si potrà ricominciare ad usare l’acqua anche per i lavori edili (perché, per non farci mancare niente, siamo nel mezzo della peggior siccità che si ricordi), i lavori riprenderanno, per rifinire i muri che rimangono per evitare infiltrazioni, e garantirgli così ancora una lunga vita. (Speriamo!)

È comunque una perdita. Il dispiacere c’è. Ma almeno è rimasto qualcosa a testimoniare il gran lavoro del passato, non è stato cancellato tutto. Rimane a memoria futura, come una piccola rovina.

Certo sarebbe stato più bello vederlo ancora integro al suo posto, è lapalissiano e facile a dirsi, ma bisognava fare i conti con la realtà dei fatti. Oppure bisognava prevenire il suo deperimento con un po’ di manutenzione, ma è una riflessione oggi inutile. Credo che allo stato delle cose questa sia stata la soluzione migliore che si poteva adottare.

C’è qualche aspetto positivo? Beh sicuramente il panorama che si è aperto nella zona in fondo al prato, sotto al noce, e che si candida per diventare proprio un bell’angolo del giardino.

Un’altra cosa da sottolineare sono i materiali, tutti recuperati e da riciclare: le tegole accantonate da usare per il tetto del secondo fienile, le travi in legno che verranno probabilmente recuperate da un falegname. Ne vorrei fare anche alcune panche. 

I sassi so ben io come usarli. 

Per ora sono ammucchiati  disordinatamente dentro. MA piano piano li ordinerò. Penso di riuscire a riempire il mio tempo libero per anni!


E cosa ne faccio dello spazio che rimane? Per ora solo una idea un po’ folle, che devo ancora capire se realizzabile. Ma mi piacerebbe provare a trasformare l’interno in un piccolo giardino di ortensie.  
Basterà qualche anno di tempo per riordinare il cumulo di sassi, e poi riportare un po’ di terra. Però dai, ho solo 42 anni, forse prima della pensione riuscirò a farcela. Siccità permettendo, ovviamente.

Intanto vedremo come sarà quando i lavori saranno finiti. Però almeno si è mosso qualcosa, un passettino avanti è fatto. Nel dispiacere posso consolarmi con fatto che il fienile non è stato raso al suolo a zero. E d'ora in poi, almeno finché ci sarò qui io, sarà tenuto pulito e in ordine. 

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