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Il sentiero Giovanni lo Slavo

La mattina presto del 15 agosto Casali è tutto un gran fermento: appena finiti i bagordi della grande festa, è il giorno della storica Marcia di Casali (maratona da 5, 10 e 20 chilometri, non competitiva, giunta alla sua trentanovesima edizione), oltre all'incredibile Sentiero dei dragoni o Ecotiral, con i suoi 42 chilometri di marcia in montagna, e 2000 metri di dislivello positivo, con partenza a Morfasso city, ma arrivo sul Pissone di Casali. Vi partecipano alcune centinaia di persone (quest'anno più di 500) che arrivano da molte regioni d'Italia, e anche dall'estero.

Un altro successo per la locale Proloco e gli organizzatori!

Tra l'altro è giornata magnifica, con un cielo azzurro intenso, attraversato da piccole nuvole bianche che si rincorrono all'impazzata: anche loro ci tengono a partecipare alla marcia, evidentemente…





E così, immaginando che nel pomeriggio tutti se ne sarebbero stati spaparanzati sui prati a ristorarsi dalle fatiche, io mi sono lanciato in una bella passeggiata in solitario e ho finalmente provato a percorrere il lungo sentiero GLS (che sta per Giovanni Lo Slavo, partigiano) che tocca vari luoghi simbolo della resistenza piacentina. Anche questo sentiero lo si può imboccare in cima alla Rocca, quindi sempre uscendo a piedi direttamente dalla porta di casa.
È vero, non ho incontrato nessuno per strada. O meglio, neanche una persona, perché invece di caprioli, a varie riprese, ne ho incrociati quattro.



Non scriverò certo io delle vicende storiche legate alla persona e a questi luoghi: si trova già così tanto materiale in rete. Lascio qualche link per chi volesse approfondire l'argomento, come questa descrizione del sentiero e della sua storia, oppure sul sito del vicino Museo della Resistenza Piacentina e qui nel dettaglio con tutto ben descritto.

Però mi fa piacere lasciare un segno qui, a ricordo di una giornata così serena .



La cosa che più mi colpisce è ancora una volta la varietà che si può trovare nei boschi della zona, tutti così diversi. Ammetto che mi diverto a cercare stranezze e forme originali degli alberi…


Come anche mi ha molto colpito il passare ai piedi della rocca, al ritorno, in mezzo a grandi massi di calcare bianco crollati dalla vetta secoli fa, o grandi scogliere che la vegetazione tenta continuamente di sopraffare.



Quasi sulla strada del ritorno incontro la località Gariboia. Una graziosa casa in sasso si direbbe, e niente più. Grazie al cielo invece una bacheca mi aiuta a capire con dovizia di particolari dove sta l'importanza storica del luogo. E allora mi emoziono al vedere ancora le tendine alle finestre nonostante la casa stia per crollare, quasi come se il tempo si fosse fermato a quella notte in cui il primo nucleo della brigata partigiana partì da qui per accamparsi sulla vetta del monte Lama ed iniziare la sua resistenza. È così che si valorizza il territorio, perdinci! 

Ma lo ammetto il mio cuore è rimasto in un bosco di castagni secolari: forse abbandonato, con grandi tronchi sdraiati a terra, come tanti Ent dormienti (qui sotto Barbalbero ad esempio che si schiaccia un pisolino…),  all'interno di questo spazio dove tutto è verde: la terra ricoperta di felci, i tronchi e i rami di muschio…



Proprio qui mi è tornata in mente la parola verdezza, e i versi di Ildegarda di Bingen, monaca del XII secolo, Santa e Dottore della chiesa,  letti chissaquando su chissaquale bacheca Facebook:



O verdezza nobilissima, che hai radici nel sole
e in candida serenità riluci
nella ruota
che nessuna altezza terrena contiene
tu sei circondata dall’amplesso dei divini misteri
risplendi come la rossa aurora 
e ardi come la fiamma del sole.














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