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la quiete dopo la tempesta






Avviso: questo post non interesserà a nessuno.


Ma stavolta non importa, ho bisogno di mettere una bandierina qui, ogni tanto, per me.



È un periodo di strani pensieri che girano nella testa, anche se quasi non ho tempo nemmeno per quelli, preso come sono da un lavoro che mi piace ma che risucchia ogni briciola di anima.


E così una salita di un pomeriggio per controllare la casa, dopo una terribile tempesta che ha flagellato la valle, diventa un insperato momento di grazia e di pace.





Perché è così: ogni volta che con la mia macchinina Jole risalgo la valle, supero la Rocca ed entro in quella piccola conca avvolta dai monti e quasi nascosta al mondo, in mezzo al nulla, mi sembra di entrare in una dimensione altra, migliore. Penso che questa aria leggera e frizzantina, insieme alla luce limpida e chiara, mi curino l'anima. Mi rendono una persona migliore.






Anche se è sempre una toccata e fuga: solo poche ore in un mese. Un dispiacere, ma motivo in più per goderne ogni istante.
Arrivo su, in cima alla costa (ho imparato che così si chiama la parte di paese dove sta la mia casetta), apro tutte le finestre, e guardo fuori. E poi è già ora di rientrare.



Ma ogni volta ringrazio il cielo e chi mi ha illuminato quando ho preso questa decisione matta, e ancora di più mi domando come sia stato possibile che così, alla cieca, per caso, a colpo deciso, senza valutare alternative, sia finito in un luogo capace di regalarmi così tanto, quale è questo Casali.






E così, mentre richiudo le persiane, perché è già ora di tornare in pianura, mi torna in mente una citazione di Daniel Day Lewis, che gli abitanti di qui provano nella loro quotidianità:

vivo in un paesaggio che arricchisce ogni singolo giorno della mia vita



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