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il monte Menegosa


Eccomi finalmente, a togliere un po’ di ragnatele anche qui, dopo quasi tre mesi di silenzio.
Come siano andati questi mesi non conta più ormai, quel che importa è che con le ferrrrrrie agostane e un po’ di tempo trascorso da queste parti lo spirito si è un po’ ricaricato, e così nascono tante cose nuove da raccontare, di questa bella valle che mi ha quasi adottato.

Inizio con una bella passeggiata di una domenica di agosto, l’11.
Lasciata la macchina nel piccolo e provvidenziale parcheggio del cimitero di Teruzzi, inizio la salita, seguendo le indicazioni dei segnavia più in vista, verso il monte Menegosa.

Ed è così, che un po’ da sprovveduto, mi trovo a percorrere il sentiero più assolato e ripido che si possa trovare. Comunque anch’esso bello, per l’atmosfera aspra ed incontaminata del versante del monte che si attraversa. Onestamente non me lo aspettavo, oramai assuefatto a morbidi pendii appenninici, e mi colpisce piacevolmente. 


Perché il Menegosa è diverso dalle altre montagne che lo affiancano lungo il crinale con cui termina l’alta Valdarda: è un grande massiccio roccioso che si staglia netto dai pendii boscati, e come una prua di una nave si infila verso la valle. 


La sommità poi è molto articolata: ci sono numerose cime, due delle quali arricchite da belle croci. La cima di Morfasso, quella più a nord, pur non essendo la maggiore, mi colpisce per quanto sia protesa a strapiombo verso la valle, e più oltre verso la pianura.
Pianura che si può ammirare per decine di chilometri e dove si possono riconoscere facilmente città e paesi, fino a dove la maledetta cappa di smog e foschia consente di guardare.


La sommità del monte è brulla, in questo periodo con qualche brandello di prato ingiallito tra gli affioramenti rocciosi, ma con qualche fiorellino che incredibilmente fa capolino tra i sassi. Campanula, Armeria, e altri che non riconosco. È presente anche un altare in pietra, dove ogni anno a metà agosto viene celebrata messa.


Per fortuna riprendo poi in mano la fedele guida dei sentieri, su cui sono indicate e spiegate altre vie per salire e scendere dalla cima, ben più comode (e soprattutto ombreggiate!) di quella percorsa all’andata.

Conosco ancora poco della rete di strade antiche che attraversavano la valle, e che credo solo in parte sia stata inglobata nella viabilità attuale. Ad esempio ho molto apprezzato una antica strada, di cui ho percorso un breve tratto al ritorno: ai piedi del monte credo colleghi la fine di Teruzzi con Morfasso. È ancora in ottime condizioni, bella larga e comoda. In alcuni tratti si vede ancora l'originale manto stradale lastricato in pietra, con ai lati i suoi bei muretti a secco che provano ad affrontare imperterriti il trascorrere del tempo. E quando non servono i muretti, ecco tanti alberi e siepi a delimitarla, con ceppaie di faggio e carpino storte e nodose, coperte di muschio, che sembrano essere li da sempre.



La cosa più incedibile di questa bella passeggiata è che nonostante il periodo agostano, con il fondovalle che brulica di persone come non mai, e tutte le case aperte, quassù per tutto il pomeriggio domenicale mi ritrovo da solo lungo i sentieri e in vetta. Nessuno.
Perbacco, sicuramente avrei incontrato molte più persone passeggiando in golena vicino a casa a Cremona! 

Questo mi porta a fare due riflessioni contrapposte.
Da un lato ciò è bellissimo, perché ci si ritrova a passeggiare con il vento come unica compagnia. Per esperienza garantisco che è un ottimo modo per liberare stress e ansie lavorative!
Però è un po’ anche un peccato: dei luoghi così belli meriterebbero un pochino di considerazione in più: così onesti, sinceri e schietti, non rovinati dal turismo di massa come in certe valli alpine…

Insomma, morale: venite a fare una bella passeggiata sul monte Menegosa, vi farà bene!


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