Il giardino dei Casali è proprio secco.
Forse ho affrontato la crisi meglio degli anni passati: un po’ di nuovi tubi interrati, qualche ponte con canne di fortuna, e un po’ di ala gocciolante hanno aiutato, finché ho potuto irrigare con l’acquedotto, e finché la cisternetta dell’acqua piovana era piena. Poi tanti viaggi con taniche di acqua nel baule della Ines tra la fontana delle corti di sotto e casa mia, dall’inizio di agosto a dopo ferragosto, per cercare di tenere in vita gli alberi ancora giovani, e i fiori nelle bordure. Un lavoraccio, ma missione compiuta: sopravvissuti! Ora sto pensando a nuove strategie di resilienza per l’anno venturo. Il prato però rimane secco bruciato, una distesa maron
Per la prima volta ho raccolto tante mele dalle piantine nuove, piantate nel 2021. Anche loro hanno goduto della nuova irrigazione goccia a goccia, utilizzata finché era consentito.
Ma che rabbia vedere le rose degli altri tutte fiorite ad agosto, mentre le mie vivacchiano striminzite. Continuo a dare la colpa alla loro giovane età e alla siccità. Spero che, come al solito, si riprendano a settembre. Ma quando fioriscono sono le più belle!
La buona notizia è che ho finito l’ingresso alla cascina che uso come legnaia, con muretti e scaletta. Ah, finalmente. Conseguenza indiretta è che ho praticamente finito di vuotare dai sassi la cascina demolita. Che svolta, dopo quattro anni!
E anche l’orticello, o “orto fasullo” mi ha dato qualche soddisfazione. Tranne per le insalate e le cicorie: maledette lumache!
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Quassù la villeggiatura è finita, ma a differenza degli anni passati qualcuno rimane anche a settembre per il perdurare del gran caldo. Il 13 sarà la festa della sagra; dopo scenderanno quasi tutti in pianura.
Ah, naturalmente funghi neanche a parlarne.
L’evento dell’estate 2026 è stato ideato da alcuni ragazzetti burloni. Hanno voluto lasciare memoria di sé in queste lande, danneggiando la vasca dell’acquedotto nel modo peggiore che si possa immaginare. Grazie tante, per avere rovinato le ferie ferragostane ad un intero paese. Ma tanto ci pensa papà a sistemare.
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In questa estate abbiamo anche inaugurato il completamento dei lavori di messa in sicurezza e manutenzione della chiesa parrocchiale. È stata una impressionante dimostrazione di resilienza dei parrocchiani. Tutti dispersi, ma sempre con un pensiero al loro paesello. Impressionante per l’entità della somma raccolta in rapporto al paese: lavori completati e saldati, sull’unghia, senza debiti. Oltre che una bella lezione su cosa significhi essere comunità. Grazie!
Posto anche una foto della mia casetta da un punto di vista inusuale: di solito pubblico sempre foto del campanile visto dalla finestra dello studio… invece questa è una foto della finestra dello studio vista dal campanile!
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Avevo scritto tempo fa di tre case vendute ai Casali. È bello vederle di nuovo aperte e vissute. Non ho ancora avuto occasione di scambiare due parole con i nuovi abitanti. Ma ho l’impressione che non abbiano ancora ben capito come funziona da queste parti: se ne stanno ancora chiusi nei loro recinti, come se fossero in città. Forse col tempo capiranno il valore di comunità che si vive in questi due mesi ai Casali. Ma è giusto che ciascuno faccia il proprio percorso, come preferisce, piano piano, un passo per volta. Mi sento di suggerire che tanto ci sono dieci mesi all’anno per farsi ciascuno i fatti propri chiusi in casa: quando ci sono un po’ di occasioni di socialità è bello poterne approfittare.
Ho sempre l’idea che questo luogo ti porti ad avere solo due tipi di atteggiamento: o lo si ama visceralmente, o lo si odia con ogni fibra del proprio essere… non ci sono mezze misure. Auguro a tutti loro il primo.
Per tre case che si riaprono, una che si chiude: ciao Antonio.
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