Passa ai contenuti principali

10 febbraio 2016: un colpo di clacson e via



Ho modo di conoscere la signora Patrizia solo il giorno dell'atto di compravendita. Ci parliamo per alcuni minuti, nell'attesa di essere convocati dal notaio per la firma.
Le prime chiacchiere sono di circostanza: entrambi sondiamo un po' il terreno, ma credo che subito ci facciamo reciprocamente una buona impressione.

Si capisce bene che per lei è un dispiacere vendere la sua casa, si vede che sono parte di lei ricordi ed emozioni legati ad essa. 
Mi racconta che lo fa per evitare che vada in rovina, non potendola più usare, e perché vorrebbe vederla di nuovo vivere. 
E mi racconta qualche briciola di storia: di come è stata costruita da suo papà, nella seconda metà degli anni cinquanta. 
Se l'è costruita da solo, con olio di gomito e sudore, trasportando con una slitta tutti i sassi giù dalla montagna, dopo averli scelti con cura, uno per uno.
E sottolinea con orgoglio come nel costruirla il padre avesse inserito nei muri "la chiave della casa", così da renderla anche a prova di terremoto.
Io invece le racconto un po' di me e di che cosa faccio, e chiacchieriamo per un po'.
Prima di entrare dal notaio mi dice, quasi un po' commossa: sono contenta che l'abbia comperata lei, perché penso che sia una brava persona e me la terrà bene
Beh, mi commuovo un po' anch'io…

Ed ecco, firmato, espletate tutte le formalità di rito, parto per andare a mettere il lucchetto alla porta, per non lasciarla aperta.

E programmo il fidato navigatore, che mi guida lungo una strada mai percorsa. 
Passo da Vigolo Marchese, con una bella chiesa romanica e annesso battistero: per me una scoperta. Ma non mi fermo, proseguo imperterrito, e attraverso la val Chiavenna. Mi sento come un bambino in un negozio di caramelle, da quanto è bello il paesaggio. 
La strada stretta serpeggia accanto al torrente, al centro di una valle con dolci pendii erbosi, di un verde chiaro strepitoso. Neanche a dirlo, il tutto è condito da un bellissimo sole invernale che inizia a calare, proiettando ombre lunghe e nette.
Poi inizio a salire, sempre seguendo strade tortuose, per raggiungere un basso passo e scollinare nella valle dell'Arda. Mi resta impresso un albero bizzarro, collocato al bordo della strada, che vedo quasi di sfuggita. 
Stupidamente non mi fermo a fargli una fotografia, son troppo preso dai miei pensieri. Magari mi sbaglierò, e la fantasia ha distorto un po' l'immagine reale, ma ricordo un albero con un grosso tronco nodoso con dei corti rami tutti potati ed intrecciati ad arte, quasi come una scultura di ArteSella. Mi riprometto spesso di tornare a cercarlo, e riguardarlo con più attenzione. Ma lo farò il prossimo inverno quando non ci saranno le foglie. 

E arrivo a Casali, dalla strada che passa per Sperongia. Faccio inversione in fondo al paese, perché la svolta a sinistra all'incrocio mi sembra ancora troppo stretta e difficoltosa.
E poi vinco anche l'ultima resistenza: imbocco la mia salita a tutta birra! Faccio un po' di cinema, compresa una bella sgommata con la povera Jole…. ma ce la faccio, arrivo in cima!
E succede una piccola cosa buffa. Preso dalla foga del momento, raggiunto il piano davanti a casa non sono preparato all'improvviso cambio di pendenza e con il braccio urto involontariamente il volante... e in un paese immerso nel silenzio totale, con le case tutte chiuse per l'inverno, si ode risuonare nella valle un bel peeeeeep
Un colpo di clacson, nel caso non avessi fatto ancora abbastanza rumore… 
Che imbranato! Ma che ridere :-)

Comunque ecco, giusto per sottolineare: ci sono io. E sono qui. E sono arrivato a casa mia.

Post popolari in questo blog

giugno

È arrivato quel periodo dell'anno: la villeggiatura. In questi giorni finisce il felice letargo: si iniziano a ri-aprire alcune case, chiuse da dieci mesi, e  un  po' più persone riempiono il paese.  Alle finestre di casa mia, ora aperte, inizia ad arrivare il vociare di chi si incontra davanti alla chiesa, per strada, mentre passeggia ozioso, o il rumore delle auto termiche. Perché anche il traffico aumenta, e diluisce i familiari rumori delle  jeep più improbabili, o di qualche trattore  che passa in strada in bassa stagione. Durerà un paio di mesi, poi tutto si spegnerà di nuovo. Però meglio godere di un po' di compagnia ora che c'è, piuttosto che lamentarsi della solitudine quando non c'è nessuno. Aspetto volentieri che riapra ufficialmente la piazzetta, per il filoss della sera. Fino a ieri con le panchine ancora impacchettate per l'inverno. Ma fa ancora troppo freddo per stare fuori la sera, anche con una felpa. Con questo clima strano, e il vento forte ch...

sentirsi a casa

Mai come durante questo agosto mi sono sentito così a casa qui. Sentirsi a casa forse significa sentirsi parte di una routine, con il caffè d'orzo dalla Monica, la spesa a Bore, qualche esperimento in cucina, la passeggiata di primo pomeriggio, leggere un libro guardando il tramonto in giardino, le luci che si accendono con il sopraggiungere del buio…  Ma sopra a tutto: il filòs alla sera. Quello davvero sopra a tutto. Uscire dalla porta alla sera dopocena, scendere in strada accanto al campanile della chiesa, e stare li, in compagnia, tra chiacchiere semplici e sincere. Ci si ritrova tutti: prima quelli delle case più vicine, e poi mano a mano si aggiunge chi arriva dopo una breve passeggiata, e di tanto in tanto qualcuno che passa con la macchina e volentieri si ferma a fare quattro chiacchere.  Tutti li: le donne sedute lungo il muro su un lato della strada, quello più riparato dall'arietta fresca della sera, gli uomini in fila anche loro, sull...

decennale

Il ventisei settembre di dieci anni fa, mettevo per la prima volta piede ai Casali di Morfasso, per dare una occhiata ad una casetta vista per caso su un annuncio online. Non ero mai stato da queste parti prima di allora.... Mai sentito nominare Morfasso prima di allora.  Quel giorno avevo scattato questa foto ricordo dal balconcino. Quel che è successo poi è stata tutta colpa di questo panorama. Chi mai avrebbe pensato allora a come sarebbe proseguita questa storia. Alcune cose in dieci anni sono cambiate: il ciliegio è cresciuto, il tetto davanti è crollato, non facciamo più fotografie in orizzontale ... 🤷🏻 Ma  pensando alle cose belle: dieci anni di fine settimana passati a pulire, tagliare, potare, rastrellare, spalare, piantare, bagnare, scavare, riparare, accatastare, sbuffare, ma sopra a tutto: spostare sassi... E non ho ancora finito. 😅 Senza dimenticare il sequel: quel terreno accanto a casa che fino a cinque anni fa era così. Un sasso per volta, con calma e pazien...

Il Passo del Pellizzone

Dopo due anni a Casali, per la terza volta domenica sono arrivato al passo del Pellizzone (1029 metri slm, come recita il cartello). Quasi uno scandalo non andarci più spesso, è proprio a due passi dal paese. La prima volta ci son andato per necessità: una domenica ho avuto un problema con l'auto che mi aveva messo una grande ansia. Per fortuna di poco conto e subito risolto dalle abili mani di Pinuccio, Meccanico al Pellizzone, che così ho avuto modo di conoscere meglio all'opera nella sua officina, nonostante il giorno festivo. La seconda volta invece ci son passato a piedi, mentre salivo in cima al Carameto, partendo da casa. Passeggiata di cui ho raccontato qui . Le scorse volte mi erano rimaste impresse alcune cose: il paesaggio inaspettato, giustamente tipico di un passo in cima al crinale, al capo della valle; due begli edifici antichi, forse in origine poste per i cavalli: uno dei quali oggi ancora ospita un bar dove il tempo sembra essersi ferm...

Il bar Casali

Devo confessare una cosa: non riesco ancora ad abituarmi a Casali. Anche se da qualche settimana ho iniziato a dormire qui a casa, niente è ancora entrato nella routine. Non riesco ancora ad essere indifferente al carillon del campanile come sveglia al mattino: è così piacevole :-) Come non riesco ad abituarmi al panorama verso la valle, diverso in ogni momento. Insomma, sono felice perché c'è ancora tanto entusiasmo per le piccole cose quotidiane, e spero che possa durare ancora a lungo. E poi si sta così bene qui a Casali, con questo bel venticello fresco! Tolta qualche chiacchiera, i momenti più spensierati però li trascorro al bar della Monica, a Pianazzo di Casali, lungo la provinciale che da Bore arriva al Passo del Pellizzone per poi ridiscendere fino a Bardi. È proprio un punto di riferimento per la zona, anche se io lo frequento solo per mangiare qualcosa a pranzo. Se appena posso salgo volentieri a piedi dal paese. Quindici minuti di salit...

agosto sul monte Carameto

Avevo queste righe parcheggiate con le quattro frecce nelle bozze dal 18 agosto scorso: forse è arrivata l’ora di pubblicarle.  In una perfetta giornata autunnale, di nebbia dicembrina; perfetta per ricordare il piacere della frescura estiva di questi monti tanto amati, e di una bella passeggiata di questa estate, girovagando sul monte Carameto. E dunque, partiamo. Preso da pigrizia, mi porto un pochino avanti con la macchina, parcheggiata al Passo del Pellizzone.  Con l’idea di avviarmi subito verso la vetta del monte Carameto. Invece mi cade l’occhio su una bacheca che presenta un nuovo sentiero: l’Anello A5. Quell’altro però, non l’A5 di Morfasso, ma l’A5 dei Sentieri di Bore, “Anello del Carameto”: Novità di quest’anno. E sia! Cambiata idea, mi incammino per il nuovo itinerario. E fin da subito vengo colto da profondo sconforto: partito con l'obiettivo di salire presto in vetta, mi ritrovo desolatamente a percorrere il primo tratto in forte discesa. Sembra non finire mai. ...

stipe al tramonto

Lungo silenzio qui. Non riesco a scrivere in questo periodo. Sto tenendo qualche appunto delle cose che mi succedono. Il giorno che tornerà l’ispirazione dovrò scrivere un papiro per coprire questi cinque mesi di vuoto…  Sarà colpa della nuova scritta che campeggia sul muro dello studio, davanti al mio scrittoio: mi ricorda ogni giorno di “non dire mai quello che pensi”.  Al momento è un ottimo tip per la sopravvivenza spiccia delle piccole cose. Però ci tengo a lasciare traccia di una bella cosa che è capitata nei giorni scorsi, che per me vale molto. Nonostante il giardino sia più rinsecchito che mai, una amica ha fatto alcune bellissime foto della bordura del frutteto. In particolare la Stipa Gigantea e la Stipa Ichu, che danno il loro meglio al tramonto, in controluce. Ho il permesso di caricarle qui, e volentieri lo faccio, con i suoi crediti. Grazie! L’autrice è Silvia Brozzi.   Il profilo Instagram è silviab_photo  .

anche il cielo piange

È martedì otto ottobre.  Piove forte sopra ai Casali.  Anche il cielo piange. Piange Lorenzo,  che a ventitré anni lascia questi monti. A cosa servono questi alberi verdi, a cosa serve il canto di un uccello, a cosa serve il sorgere del sole, a cosa serve una notte stellata? Che scopo ha tutto ciò? No, non esiste uno scopo. Per questo la vita è così.  OSHO , I misteri della vita

di questi tempi...

E niente, succede che il 5 maggio salgo a Casali per fare un giretto. Domenica piovosa e uggiosa, un po' freddina, considerando che dovremmo essere in primavera avanzata… Mi ostino a indossare una maglietta a maniche corte, come da tradizione, anche se sembra quasi fuori luogo. Ma appena passata Pedina, con sorpresa mi trovo davanti un maggiociondolo in fiore tutto imbiancato! Perché, come lo zucchero a velo in cima a una torta paradiso, la valle appena sopra  questa quota, è tutta ricoperta di neve! Beh lo spettacolo è notevole. Anche se resto un po' disorientato dall'abbinamento dei verdi accesi delle foglie appena spuntate, con i 5 cm di neve che ricopre i rami… una vista davvero inaspettata! Ma poveri alberi, così chini sotto al peso trattenuto dalle foglie… e pensare che come un sollievo, si erano appena lasciati alle spalle un altro inverno terribile, con un secondo gelicidio, e poi la tempesta di vento, e poi la primavera siccitosa…  … e poi? Qual...

per funghi

L’otto settembre scorso è successo qualcosa. Per quanto un piccolo fatto, merita un angolino qui, tra i ricordi condivisi: per la prima volta nella mia storia recente sono andato a funghi. Mi rendo conto che detta così la cosa è molto ridicola, e ai limiti del verosimile, ma è proprio la realtà: da quando sono qui, sei anni, non sono mai andato a funghi! Magari un po’ perché sentivo sempre dire che di funghi non ne crescevano più da queste parti (mai capito se era così davvero o se piuttosto una chiacchiera da fungaiolo scaltro). Comunque quest'anno le cose hanno preso una piega un po’ diversa: una cacciata memorabile, come non se ne vedevano da anni, con funghi che crescevano ovunque, anche a fianco delle strade e nei giardini!  E così, visto che a quanto pare ce ne erano davvero per tutti, succede che un vicino di casa quel giorno mi chiama, dalla strada, e mi chiede: vuoi venire a funghi con noi? Meraviglia e gratitudine… E: pronti, via! Confesso di aver fatto i primi passi un p...